Si chiama pacemaker "leadless” o senza fili. È grande pochi centimetri. Si posizione all’interno del cuore: l’operatore risale da una vena della gamba, grazie ad una sonda. Due diversi micro-dispositivi di questo tipo sono stati impiantati in una giovane donna, di soli 36 chili, con una cardiopatia congenita molto seria, la tetralogia di Fallot. L’intervento rappresenta una novità per l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma ed è stato realizzato nei giorni scorsi da Fabrizio Drago, responsabile di Aritmologia e Cardiologia, e dal suo team.

Cardiopatie congenite, diagnosi ultraprecoce e nuove terapie per affrontarle

14 Febbraio 2023

Un caso complesso

La giovane donna da tempo aveva necessità di sistemi di stimolazione del cuore. Ma purtroppo i dispositivi tradizionali avevano dato luogo a diversi episodi di infezioni: il classico pacemaker infatti prevede l’impiego di fili, gli elettrocateteri e della realizzazione di una tasca chirurgica sottocutanea, cioè una cavità realizzata sotto la pelle per ospitare il generatore di impulsi, che in alcuni casi possono portare a fenomeni infettivi. Le infezioni precedenti, quindi, non consentivano più un reimpianto tradizionale, rendendo necessario un approccio innovativo. Nel caso specifico, l’équipe ha impiantato due dispositivi: uno nell’atrio destro e uno nel ventricolo destro. Questa soluzione consente una stimolazione "sequenziale”, cioè coordinata, tra atrio e ventricolo, favorendo una migliore tolleranza alle attività quotidiane. "Il pacemaker leadless è un micro-device totalmente intracardiaco che si applica sulla parete interna del cuore per garantire una stimolazione adeguata e coerente con l’attività del paziente - precisa Drago. È adatto solo per alcuni casi specifici, ma offre importanti vantaggi: nessun catetere, nessuna tasca chirurgica, maggiore comfort psicologico ed estetico, e un’efficienza paragonabile ai sistemi tradizionali”.