Da giorni il museo della memoria di Lima è frequentato molto più del solito e due settimane fa, in concomitanza con l’insediamento della nuova presidente Keiko Fujimori, si sono formate anche lunghe file per entrare. Il flusso anomalo di visitatori non è dovuto a qualche esposizione particolare, ma al timore che la nuova presidente, e in generale il suo governo, possano decidere di chiudere presto il museo.
Il museo, che ufficialmente si chiama Lugar de la Memoria, la Tolerancia y la Inclusión Social (LUM), tratta infatti del periodo di guerriglia che attraversò il paese tra il 1980 e il 2000, quando gruppi terroristici di ispirazione comunista combatterono contro i governi che si avvicendarono in Perù, incluso quello di Alberto Fujimori, padre di Keiko e dittatore di destra che governò tra il 1990 e il 2000. I governi repressero i movimenti e in generale la dissidenza con metodi violenti e illegali.
Keiko Fujimori e il suo partito criticano il museo sin dalla sua inaugurazione, 11 anni fa. Sostengono che promuova una narrazione parziale del periodo della guerriglia, indulgente verso i guerriglieri e molto severa con le forze di sicurezza peruviane. In realtà nel museo ci sono documenti e testimonianze da entrambe le parti: sono mostrati i crimini commessi dai gruppi guerriglieri e le difficili condizioni in cui combattevano i soldati dell’esercito, ma anche le conseguenze della repressione governativa.







