Un caso paradossale che parte da lontano ma che oggi trova una soluzione confermata dalla Corte Costituzionale. Anche le donne e gli uomini stranieri residenti in Italia e con regolare permesso di soggiorno una volta divenuti invalidi hanno diritto all’iscrizione gratuita al Servizio sanitario nazionale per ricevere le adeguate cure mediche. E’ quanto ha stabilito la Corte Costituzionale con la sentenza n.97 depositata il 5 giugno 2026. I giudici hanno fatto chiarezza su una norma rimasta sospesa al 1998 e, secondo loro, mal interpretata. La precedente legge non prevedeva, in particolare, i casi di donne e uomini non nati in Italia ma residenti regolarmente che acquisivano una invalidità che con il relativo cambio o aggiornamento del loro permesso di soggiorno perdevano la gratuità del Ssn con tutte le gravi criticità e i fortissimi disagi conseguenti. Il caso era stato sollevato dal Tribunale del lavoro di Milano, su ricorso di due cittadini stranieri con disabilità grave ai quali la Regione Lombardia aveva negato l’iscrizione gratuita al SSN. “Ora tutte queste persone potranno richiedere la restituzione delle somme versate”, avvisa l’avvocato Alberto Guariso.
La significativa novità, per queste persone divenute invalide, è che non devono più pagare il contributo minimo annuo di duemila euro, richiesto loro fino ad oggi, peraltro ingiustamente secondo il massimo organo di garanzia costituzionale italiano. Una pronuncia non di poco conto, a beneficio di persone in condizione di salute precaria che necessitano di cure rilevanti, mentre i diritti delle minoranze sono messi in discussione in molti Paesi occidentali. “Siamo molto soddisfatti”, commenta a ilfattoquotidiano.it Laura Abet, responsabile del Centro Antidiscriminazione della Lega per i diritti delle persone con disabilità (Ledha). “Il Centro è intervenuto in questo procedimento, promosso dall’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione (Asgi) e dall’organizzazione senza scopo di lucro ‘Avvocati per niente’, presentando alla Corte Costituzionale un’opinione scritta in cui abbiamo evidenziato le criticità di questa disciplina”.







