di
Greta Privitera
Dall’Ohio l’imprenditore palestinese Ridi ha seguito dalle telecamere di sicurezza il montaggio di una tenda illegale proprio davanti alla sua abitazione di Qusra
Quando Loui Ridi risponde al telefono non chiede nemmeno «chi parla». Racconta dritto che gli hanno appena disattivato le telecamere di sicurezza. Crede che sia stato l’esercito israeliano, arrivato in casa sua con un ordine di evacuazione temporanea che costringe il fratello e il nipote a lasciare l’abitazione. «Sto impazzendo», dice. Per lui quelle telecamere sono l’unico modo per vedere che cosa accade alla sua famiglia, alla sua casa, al suo villaggio, a diecimila chilometri di distanza.
Ha 46 anni, è nato e cresciuto a Qusra, vicino a Nablus, in Cisgiordania, e da 23 vive a Toledo, Ohio, dove gestisce distributori di benzina e autolavaggi di successo. Quando lo raggiungiamo al telefono non ha dormito, sveglio da giorni davanti alle immagini che le telecamere gli mandano in ripetizione: cancello-accampamento-cancello-accampamento. Tutto comincia domenica, quando dei coloni montano una tenda proprio davanti alla sua abitazione in costruzione, dove vivono il fratello Qusai, 48 anni, e il figlio adolescente. Per Ridi è il segnale che vogliono insediarsi a casa sua, «fanno così in tutta la Palestina». L’esercito israeliano rimuove la tenda, «ma loro non se ne vanno», dice.












