Intervista a Simone Del Nero, che a Fanpage.it racconta a cuore aperto la sua carriera tra alti e bassi e la distanza messa dal mondo del calcio: “Preferisco coltivare l’orto o dare da mangiare alle mie galline. Essere il vice di Roberto Baggio non è stato il massimo”.
Simone Del Nero, classe ‘81, ex (tra le altre) di Brescia e Lazio – è stato uno dei tanti trequartisti del nuovo Millennio, uno di quelli cui il Dio del Calcio ha donato estro, fantasia e tecnica. Uno che faceva la differenza anche ai tempi, ma che – nel calcio ingessato di oggi – farebbe semplicemente sfracelli. Simone non calciava la palla, la accarezzava. Erano i tempi di Baggio, Zola, Mancini e… Del Nero, ma anche di tanti altri fantasisti cresciuti in provincia con un sogno e che – poi – quel sogno lo hanno realizzato per davvero. Ma anche uno dei tanti che – una volta arrivato in cima – forse si è accorto che quel mondo non era il Paradiso che si era immaginato: “Ho bellissimi ricordi della mia carriera, ma non ci ripenso spesso. Le emozioni belle sono state tante, ma il calcio mi ha causato anche tanto stress e dolore. Oggi non è più il mio mondo e, sinceramente, non mi dispiace. Ho conosciuto centinaia di colleghi che pensavo fossero amici, alcuni hanno dormito a casa mia e – poi – sono spariti. Quelli veri si possono contare sulle dita di una mano”. Oggi Del Nero vive nella sua Carrara, organizza campus di tecnica del calcio (perché quella non si dimentica) e sogna di andare a Sky. Ma non per fare il commentatore tecnico…






