Fabrizio Cacciatore si racconta a Fanpage.it. La vita di un calciatore, in campo e fuori, quello che succede dopo il ritiro, lontano dai cliché dei giocatori milionari, e gli aneddoti da spogliatoio: “L’arbitro Maresca si legò al dito il mio gesto delle manette. Cassano voleva accorciare gli allenamenti per vedere Uomini e Donne”.
In questi mesi in cui si è discusso tantissimo di crisi del calcio italiano, abbiamo sentito tanti addetti ai lavori. E – non che avessimo bisogno di conferme – ma tutti ci hanno parlato di un sistema spesso vischioso e raramente meritocratico. Ma quello stesso pallone che fa soffrire, è anche in grado di regalare sogni. Fabrizio Cacciatore è uno di quelli che, nel calcio, ha provato tutte le esperienze e che, oggi, al calcio, chiede di continuare a sognare. “Football Dreamer” è proprio l’hashtag che usa per i suoi post motivazionali sui social, che la dice lunga sul suo stato d’animo e suoi suoi obiettivi: “Quando ero ragazzo, non credevo di arrivare in Serie A. Ho iniziato dalla C2, pensando che il mio livello sarebbe stato quello per tutta la carriera, invece – un “passettino” alla volta – sono arrivato a segnare allo Juventus Stadium”. E tutti ricordiamo quell’iconica, quanto pazza esultanza che è entrata nella storia (ma ne parleremo…). Oggi Fabrizio è Mister Cacciatore, ha iniziato la carriera da tecnico, esattamente nel solco di quella da calciatore. Dal basso, facendo tutta la gavetta, trovando non poche difficoltà: “Sono stato esonerato due volte quando ero secondo in classifica e, ancora adesso, mi chiedo il motivo. Questo ambiente a volte non ha logica o, meglio, ha logiche poco trasparenti. Ma non mi arrendo, perché io non ho un’alternativa. Il calcio è il mio piano A, B e C. Questo è quello che voglio fare e, soprattutto, quello che so fare. E anche quello che devo fare, perché non tutti possono permettersi di vivere di rendita…”.






