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Francesco Sessa

L'atleta paralimpico è uscito dal carcere a inizio 2024 dopo l'omicidio della fidanzata nella notte di San Valentino del 2013. Andrea Giannini, ex allenatore: «Non lo sento dal Natale 2012, la notizia fu uno choc»

Pantaloni lunghi, sempre, per nascondere le protesi. Poche parole se non ad amici stretti, i soliti: al bar dove ogni mattina ordina una colazione a base di cappuccino e uova fritte con il pomodoro, in chiesa dove prega e lavora da volontario. Oscar Pistorius viene descritto come un fantasma a Waterkloof, sobborgo benestante di Pretoria, in Sudafrica, dove vive nella villa dello zio in libertà vigilata dal gennaio 2024 dopo aver scontato nove anni di detenzione per aver ucciso la fidanzata Reeva Steenkamp nella notte di San Valentino del 2013. Lei, chiusa in bagno, raggiunta da tre colpi di pistola che hanno forato la porta.

Sei ori ai Giochi paralimpici (tra 100, 200 e 400 metri), quattro argenti e un bronzo, soprattutto la determinazione di confrontarsi con gli atleti normodotati. Ce l’ha fatta, ai Giochi di Londra 2012, primo amputato in gara alle Olimpiadi. Poi l’improvviso allontanamento dalla vita agonistica, quindi lo scioccante delitto del 14 febbraio. Inizio del processo nel marzo 2014, la prima sentenza di omicidio colposo e 5 anni di carcere, quindi il ribaltamento del verdetto da parte della Corte Suprema d’Appello sudafricana con la definitiva condanna per omicidio volontario: 13 anni e 5 mesi di reclusione. Da oltre due anni e mezzo Pistorius è in libertà vigilata e il Daily Mail ha raccontato la sua nuova vita alla soglia dei 40 anni (li compirà il 22 novembre). Sempre in giro con il suo barboncino, che «riceve più attenzioni di lui: quasi nessuno lo riconosce». Pare abbia trovato lavoro in un’azienda di ingegneria del suono e non riesce a stare fermo. Lo sport fa ancora parte della sua vita: gioca a padel con gli amici e si allena per gli eventi locali di Ironman 70.3 (triathlon a lunga distanza: 2 chilometri a nuoto, 90 in bicicletta e 21 di corsa).