"Una strage silenziosa". È con queste parole che l’Unità sindacale di base (Usb) interviene dopo la morte di Marco Barsi (nella foto), il 50enne di Strettoia che aveva accusato un colpo di calore dopo aver finito di lavorare nella cucina di uno stabilimento balneare di Forte dei Marmi, con il decesso avvenuto otto ore più tardi all’ospedale "Versilia". "Richiamiamo l’attenzione sulla sicurezza sui luoghi di lavoro della ristorazione e del turismo – scrive il sindacato – dopo la morte di Barsi, colpito da un colpo di calore mentre puliva la cucina in cui aveva lavorato tutto il giorno. Le ordinanze regionali anti-caldo coprono edilizia, agricoltura e cantieri, ma non nominano esplicitamente ristorazione e turismo balneare: chi lavora in cucina, in spiaggia o come bagnino resta escluso dalla tutela automatica".
L’Usb affonda poi il colpo sottolineando che il settore del turismo "ogni estate sfrutta decine di migliaia di stagionali tra cucine, sale, spiagge e stabilimenti. Basta con questa strage silenziosa, la morte di Barsi non è stata una fatalità ma la conseguenza diretta di un sistema che considera accettabile far lavorare le persone in condizioni estreme pur di non fermare la macchina della stagione turistica. Nelle cucine il calore dei fornelli si somma a climatizzazione insufficiente o assente. Negli hotel, camerieri ai piani, facchini e addetti a terrazze e lavanderie subiscono lo stesso doppio stress termico, in spazi di servizio quasi mai climatizzati, mentre bagnini e personale del salvataggio – concludono – spesso restano ore sotto il sole senza pause frazionate né zone d’ombra attrezzate, con l’aggravante di dover restare lucidi per soccorrere gli altri".






