MAROTTA (PESARO) - Nell’inchiesta per la morte in ospedale del cuoco Gianluca De Luca, 49 anni, che era stato accompagnato dalla moglie Mirela al pronto soccorso di Fano per una perdita di sangue da una fistola, la legale della vedova punta su nuovi testimoni. L’avvocata Silvana Emili ha infatti depositato una proposta di integrazione alla Procura della Repubblica che fa seguito alla precedente denuncia.
Tra i pazienti presenti nel pomeriggio di domenica 19 ottobre al pronto soccorso del Santa Croce di Fano c’era anche il muratore mondolfese Giuseppe Barbanti, 60 anni, che conosceva già De Luca e al quale è stato vicino fino al momento in cui le sue condizioni sono improvvisamente peggiorate costringendo i sanitari dell’ospedale fanese a trasferire il paziente d’urgenza a Pesaro per tentare di salvare in extremis la vita al cuoco di origine campane e residente a Marotta in via Zanella con la moglie Mirela Miron.
Racconta Barbanti: «Sono pronto a testimoniare se serve per dire quello che ho visto. Conoscevo Gianluca, eravamo diventati amici quando lui aveva cominciato a lavorare a Marotta all’hotel San Marco. Io ero al pronto soccorso perché avevo avvertito dei dolori lancinanti alla schiena e non riuscivo più a camminare. Mi trovavo a Fano e ho dovuto chiamare il 118. Gianluca era nella barella di fianco alla mia, l'ho aiutato mentre sentivo che urlava e stava male. A un tratto mi sono assopito e dopo le 18 non l’ho più visto. Io mi ero assopito e dopo ho saputo che era stato trasferito perché le sue condizioni si erano aggravate. È stata una tragedia che ha colpito tutti, sono addolorato anche io e spero sia fatta tutta la chiarezza possibile». Secondo l’Ast sono state seguite tutte le procedure d’urgenza, ma sui tempi dell’intervento la difesa è pronta a dare battaglia.






