Immaginate di scoprire per caso che lo zio d’America vi ha lasciato in un armadio dei buoni fruttiferi postali intestati a vostro nome e che nessuno ha mai riscosso. Immaginate che quei buoni da 3mila lire oggi valgano 138mila euro, alla riscossione. Sono rimasti lì al buio per tre quarti di secolo in attesa che qualcuno in famiglia si accorgesse di loro. Questa storia è realmente accaduta e non riguarda lo zio d’America, ma l’intimo rapporto tra un padre e un figlio.
Giuseppe Mattiace nasce a Toritto il 26 maggio 1950. Chissà se esiste il destino e se le coincidenze non siano un segno dell’aldilà. Proprio a maggio scorso, l’ormai 76enne Giuseppe ritrova una scatola chiusa all’interno di un armadio. In quella scatola si nasconde il segno dell’amore di un padre verso il proprio figlio. Giuseppe rovista all’interno della scatola, fra documenti e ricordi strettamente personali. «La scatola era collocata in un vecchio armadio di famiglia - inizia a raccontare Giuseppe alla Gazzetta - appartenuto ai miei genitori, ereditato da me e trasportato con tutto il suo contenuto nella mia abitazione».
All’improvviso, quasi fossero dotati anch’essi di voce e anima, spuntano tre buoni postali fruttiferi da mille lire ciascuno rilasciati dall’ufficio postale di Toritto il 12 ottobre 1950. Giuseppe aveva appena 4 mesi e mezzo quando suo padre gli fece, come spesso accadeva nelle famiglie d’un tempo, un dono per il battesimo. Era usanza tenere ben custoditi quei buoni fruttiferi, quasi un tesoro nascosto. Oggi, Mattiace ha affidato la risoluzione della vertenza con Poste Italiane all’Associazione Italia (www.associazione-italia.it) con sede a Roma. È un’associazione che si occupa di diritti dei consumatori ma principalmente del rimborso di buoni postali in odore di prescrizione.







