HomeSondrioCronacaPronto soccorso da rivedere. Le lamentele degli utenti: "Accettazione bocciata"Sondrio, manca una numerazione all’ingresso per i casi meno gravi "Siamo noi pazienti a dirimere le controversie relative a chi tocca" .Oltre alle attese estenuanti di ore i pazienti lamentano altre problematicheRicevi le notizie de Il Giorno su GoogleSeguiciMa all’ospedale di Sondrio non potrebbe esserci quella macchinetta che, come al supermercato, permette di staccare un biglietto numerico così da avere ben chiaro l’ordine della fila? La domanda se la pone un nostro affezzionato lettore: "Purtroppo da un po’ di tempo soffro di alcune patologie e mi è capitato di frequentare con una certa frequenza il Pronto soccorso del capoluogo. Innanzitutto, tengo a precisare, che non ho nulla contro infermieri e medici, in numero certamente inferiore a quello necessario, che sono sempre efficienti e che, anche in situazioni critiche, non perdono mai la calma…".
Ma ci sono delle problematiche irrisolte, oltre alle pesanti ore di attesa per le visite. "Quello che più da fastidio a me e ad altri utenti, coi quali ho potuto scambiare dei pareri, è l’organizzazione preventiva al triage, insomma all’accettazione al Pronto soccorso. Sappiamo tutti che ci sono i codici colorati in base alla gravità del paziente. Ma il problema è un altro. Quando entri al Pronto soccorso il più delle volte non sei proprio nel pieno delle tue capacità, non sei lucidissimo, e l’impatto con tutta una serie di cartellonistica è problematico. Non riesci a districarti. Si capisce la distinzione dei vari codici ma mancano chiare e semplici informazioni su come ti devi comportare di conseguenza, in particolare per chi ha un codice bianco o di minor gravità. Gli operatori sono tutti oberati di lavoro ed ogni tanto si affaccia l’addetta al triage dicendo “avanti il prossimo“, ma nessuno sa chi è perché non esiste la macchinetta di estrazione del numero. Ci vorrebbe veramente poco. L’ultima volta, pochi giorni fa, sono arrivato al Pronto soccorso non proprio lucidissimo e ho impiegato un momentino per capire come funzionava. Quando mi sono reso conto della disorganizzazione ho cercato di fare mente locale, di ricordarmi chi c’era prima di me e quelli che sono arrivati dopo".











