Un paio di mattine fa, il primo ministro inglese, Andy Burnham, è comparso su Instagram per dire che il governo inglese non sarebbe più stato in disparte a guardare mentre le varie Oxford Street si rovinavano. «Adesso basta», ha detto, col tono che hanno gli statisti quando annunciano che combatteranno ovunque, pure sulle spiagge, per ripristinare la civiltà.
«Guardate mai le vostre strade più commerciali e popolate chiedendovi: ma di questo che bisogno c’è? Un altro negozio di sigarette elettroniche, un centro scommesse, un altro negozio di dubbia reputazione che apre dove prima c’era qualcosa di utile. Darò alla gente del posto e ai consigli comunali più controllo e il potere di fermare l’apertura di negozi indesiderati che non vanno bene per le nostre comunità».
Ah, che bello, dicono gli ingenui, mentre quello promette di riportarci negli anni Ottanta, quando c’erano le cartolerie e le mesticherie e le ferramenta, perché se ci serviva una penna non la ordinavamo su Amazon pagandola un terzo di quanto la pagheremmo in un negozio nonostante ce la consegnino a casa. «Qualcosa di utile» non è un concetto assoluto e immutabile nel tempo, temo.
«Per troppo tempo Westminster è stata a guardare mentre dalle nostre strade veniva risucchiata via la vita. Adesso basta. Ci impegniamo a riportare le strade a com’erano, e a riportare la speranza». La speranza di non vedere negozi di sigarette elettroniche o di custodie di cellulari è in effetti un faro, con un piccolo problema: è quel che la gente compra.







