LONDRA – Niente gobbi elettronici, niente leggio, niente fogli. Bastano due microfoni a terra al “Re del Nord”, che ha appena conquistato pure Downing Street. Anche se suo padre Roy, laburista anti-Thatcher che lo iniziò alla politica, non lo saprà mai perché gravemente malato di Alzheimer. Dopo la benedizione di re Carlo III, cui ha tradizionalmente “baciato le mani”, il nuovo primo ministro Andy Burnham parla a braccio, da “uomo del popolo”: «Farò tornare la speranza e la crescita in tutte le aree del Paese», promette l’ex sindaco di Manchester, «inizieremo subito a dare respiro economico ai britannici e risolverò l’emergenza senzatetto: costruiremo molte più case popolari». Anche se a Manchester i clochard quest’anno hanno raggiunto il record dal 2018.

«So che molti cittadini non credono più ai politici, ma ho un piano decennale», assicura il 56enne leader, «ribalteremo la svolta negativa degli anni Ottanta», con Margaret Thatcher, «che ha centralizzato il potere e privatizzato l’economia. Reindustrializzeremo il Paese. E ritroveremo la stabilità», visto che Burnham è il quinto premier in quattro anni. I tabloid sventolano lo spettro degli anni Settanta, i rendimenti dei bond decennali salgono. L’ex consigliere supremo di Tony Blair, John McTernan, dice a Repubblica: «Cavolate. Il sistema neoliberale è fallito, e Andy incarna il futuro, non il passato».