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La possibile, nuova tassazione degli utili delle banche in Italia chiesta dal ministro Salvini è gestibile per i profili di credito degli istituti, ma richiede un monitoraggio costante. È l'avvertimento lanciato da Karlo Fuchs, analista dell'agenzia di rating europea Scope Ratings. Nel bilancio 2027 la Lega proporrà un'imposta triennale del 5% sugli utili delle 10 maggiori banche italiane. Ma non è stata pubblicata alcuna bozza di legge e non sono stati definiti l'ambito di applicazione, la base imponibile o le possibilità di compensazione.Un'imposta sugli extraprofitti, prosegue Fuchs, colpirebbe le banche italiane in un momento in cui hanno beneficiato di un contesto operativo favorevole. La redditività è ai massimi da decenni grazie a margini di interesse netti solidi, commissioni in aumento e un rigoroso controllo dei costi. La qualità degli attivi è buona e i costi del credito sono sotto ai minimi degli ultimi 10 anni. Potrebbero esserci, tuttavia, effetti collaterali. «La tassa sugli extraprofitti del 2023 si è rivelata in gran parte inefficace dal punto di vista fiscale, ma ha permesso alle banche di rafforzare le proprie riserve di capitale», prosegue l'analisi di Fuchs. «Le misure del 2025 sono state più efficaci, ma non hanno incrementato in modo sostenibile la base imponibile, né hanno inciso sulla redditività delle banche».L'attività m&a tra le banche italiane è già intensa, ma la proposta potrebbe fungere da catalizzatore per un ulteriore consolidamento. Ipotizzando che le fusioni siano accompagnate da generosi oneri di ristrutturazione, questi potrebbero moderare l'attuale redditività (base imponibile) e, quando le sinergie inizieranno a manifestarsi, l'imposta potrebbe essere già stata gradualmente eliminata.Una tassazione ad hoc potrebbe anche incidere sul sentiment degli investitori e comportare maggiori costi di finanziamento e costo del capitale proprio. Ciò potrebbe rappresentare un fattore negativo per il credito qualora la situazione dovesse invertirsi e, anziché continuare a distribuire il capitale in eccesso, le banche fossero costrette a raccogliere ulteriore capitale, soprattutto in un contesto macroeconomico deteriorato.Un'imposta penalizzerebbe le banche italiane rispetto ai concorrenti, dato che già oggi sono soggette a un carico fiscale strutturalmente più elevato rispetto alla maggior parte delle altre banche europee. Gli interventi ripetuti, conclude Fuchs, rendono più complessa la pianificazione a medio termine e le politiche di distribuzione.











