Nel 2026 la birra artigianale italiana compie trent’anni. Una ricorrenza che non celebra soltanto la nascita dei primi microbirrifici moderni, ma racconta l’evoluzione di un intero movimento: produttivo, culturale, associativo e territoriale.Il 1996 è considerato l’anno simbolico di avvio della craft beer revolution italiana. In quell’anno aprirono o si affermarono alcune realtà destinate a diventare punti di riferimento per il settore: Baladin a Piozzo, Birrificio Italiano a Lurago Marinone, Birrificio Lambrate a Milano, Beba a Villar Perosa e Turbacci a Mentana. Esperienze diverse, nate in territori diversi, ma accomunate dalla stessa intuizione: dimostrare che anche in Italia la birra poteva diventare un prodotto artigianale, identitario, gastronomico e di qualità.

All’epoca il contesto era tutt’altro che favorevole. L’Italia era, e resta ancora oggi, un Paese dalla forte cultura enologica, con consumi di birra storicamente più bassi rispetto alle grandi nazioni brassicole europee. La birra era spesso percepita come una bevanda semplice, industriale, poco legata alla cucina e al territorio. I primi birrai artigianali italiani hanno cambiato questa prospettiva, portando nel bicchiere ricerca, ingredienti, tecnica, creatività e capacità di racconto.