di Giuseppe Scuotri

Per celebrare il traguardo, più di cento produttori in diverse regioni si sono uniti per realizzare una pilsner disponibile in pub e beer shop in tutto il Paese

La birra artigianale italiana compie trent’anni. Dal 1996, anno simbolico di nascita del movimento «craft» nazionale, in cui iniziarono a comparire sul mercare le prime etichette, il fenomeno ha fatto tanta strada. Oggi nel Bel Paese si contano circa 900 microbirrifici e 200 brewpub, con una produzione che, dai duemila ettolitri dei primi anni Duemila, è arrivata a oscillare tra i 400 e i 500 mila ettolitri, pari al 2,5% del totale del comparto birrario nazionale. Il traguardo è stato celebrato con la creazione di una birra: Buona Questa Birra, una Italian Pilsner nata dal lavoro collettivo di oltre cento produttori su tutto il territorio nazionale, realizzata attraverso cotte condivise in diverse regioni italiane e disponibile da fine giugno in pub e beer shop in tutto il Paese. L’iniziativa, promossa dall’associazione di categoria UnionBirrai, è partita da una ricetta condivisa, lasciando a ciascun birrificio la possibilità di esprimere la propria sensibilità produttiva. In diverse occasioni le cotte e le successive presentazioni, avvenute a partire dallo scorso giugno, si sono trasformate in eventi aperti al pubblico, pensati per far scoprire i birrifici, raccontare da vicino il processo produttivo, le materie prime e il lavoro che si trova dietro ogni birra artigianale indipendente. «Se dovessi fare un bilancio di questi primi trent'anni della birra artigianale italiana, parlerei senza dubbio di un grandissimo successo – afferma Vittorio Ferraris, presidente di Unionbirrai -. Dopo un inizio pionieristico, il comparto si è progressivamente strutturato fino a raggiungere dimensioni assolutamente significative. Oggi possiamo contare su circa mille imprese distribuite sul territorio nazionale, con un volume produttivo superiore ai 500mila ettolitri immessi sul mercato. Si tratta quindi di una realtà importante sia dal punto di vista del numero delle aziende sia sotto il profilo produttivo».