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Dopo i massimi storici sfiorati all’inizio del 2026, l’oro ha perso circa il 25%, tornando sotto i 4.000 dollari l’oncia. La flessione ha interrotto un rally eccezionale, ma non ha cancellato i risultati di medio periodo: gli Etc a replica fisica segnano circa -2,8% da inizio anno, +24,9% su 12 mesi e oltre +103% nel triennio.
Perché l’oro ha perso il 25%
Sulla correzione hanno pesato la fermezza della Federal Reserve, il rafforzamento del dollaro, l’aumento dei rendimenti obbligazionari e alcune vendite forzate per esigenze di liquidità. Anche gli acquisti delle banche centrali, dopo aver superato le mille tonnellate annue tra il 2022 e il 2024 e le 850 tonnellate nel 2025, hanno rallentato.
«Molti investitori scambiano l’oro per un asset destinato a salire sempre, soprattutto nelle fasi di tensione geopolitica», spiega Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf, «ma la realtà è che nei momenti di forte stress finanziario il metallo giallo viene utilizzato da grandi operatori e Stati proprio come riserva liquida da vendere per fare cassa immediata o coprire le perdite maturate su altri comparti».






