Credibilità e discontinuità. Le parole d’ordine per la successione di Sigfrido Ranucci – perché di passaggio di testimone ormai in Rai tutti ragionano abbastanza apertamente – sono le stesse da settimane. Le certezze attualmente sono poche: la relazione del comitato etico che ha ascoltato a lungo il conduttore di Report sul suo modus operandi è stata consegnata all’ad, che la leggerà anche se, spiegano, il contenuto non influenzerà direttamente la decisione editoriale sul futuro di Report, nonostante la vicenda ai piani alti abbia generato «malcontento» (per dirla con un eufemismo) per il «danno reputazionale».
La Rai ora ha (quasi) deciso: Ranucci fuori da Report
Anche se qualche commentatore più smaliziato segnala come la risoluzione del dossier sia una freccia inaspettata all’arco di Giampaolo Rossi, che con la riforma della governance rischia di dover cedere la poltrona ma potrebbe riguadagnare il favore di palazzo Chigi con una buona risoluzione di questa faccenda.
«Cerchiamo un nome che sia rispettato dalla redazione, che sia riconosciuto come indipendente anche fuori dall’azienda ma che non sia ideologico, insomma sappia stare al mondo e rapportarsi anche con la governance» tratteggia l’identikit un dirigente Rai di primo piano. Nel totonomi che già impazzava nei giorni scorsi si è inserito nelle ultime ore un esterno alla redazione che però per una serie di ragioni potrebbe fare al caso di dell’ad: nonostante le smentite dell’azienda sarebbe infatti tra i favoriti Peter Gomez, che per il momento spiega a Domani di non avere niente da dire sull’indiscrezione.












