Lo Stato è fuori legge
Simona Bonfante
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Dallo scorso primo agosto il detenuto Gilberto Cavallini, che dal 19 luglio si trova recluso nella Casa Circondariale di Parma in regime di “isolamento diurno”, non viene più portato al passeggio per le due ore d’aria giornaliere imposte per legge, e la ragione è la carenza di personale di polizia penitenziaria. Gli agenti ad agosto vanno in ferie e, in mancanza, il carcere non è in grado di garantire alle persone detenute il rispetto dei loro basilari diritti umani. Ci si chiede perché non pensarci prima, visto che agosto arriva ogni anno.
“Cavallini – riferisce l’avvocato Luca Brufani – in una settimana, dall’1 al 7 agosto, ha fatto solo due ore d’aria in totale, delle 14 cui avrebbe avuto diritto”. Ed è bene capire cosa significhi essere privati anche di quelle due ore di ridotta mobilità al giorno per una persona ristretta in un isolamento infernale. Significa restare segregati H24 in una cella sigillata col blindo, il portone blindato che si aggiunge al cancello e isola la persona ristretta dall’intero mondo circostante e impedisce anche all’aria di circolare. Senza aria dentro, senza possibilità di prendere aria fuori né di sgranchirsi le gambe, uscire dal buco nero della cella anche solo per una camminata in un lugubre passeggio chiuso. “Non è una semplice anomalia organizzativa – denuncia l’avvocato Brufani – ma il segnale di una frattura profonda tra il diritto scritto e la realtà quotidiana dietro le sbarre. L’ora d’aria non è un premio, non è una gentile concessione dell’amministrazione: è una delle principali libertà residue che sopravvivono alla restrizione della libertà personale”.







