La vicenda dell'esponente dei NAR
Simona Bonfante
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Gilberto Cavallini è stato trasferito alla Casa di Reclusione di Parma nella mattinata di domenica 19 luglio da Rebibbia, dove era recluso in isolamento dallo scorso novembre. Un trasferimento inspiegabile e inatteso, in un carcere sotto il controllo giurisdizionale della stessa Procura Generale di Bologna che ha perseguito Cavallini in giudizio. Una nuova afflizione che arriva proprio mentre si aprivano spiragli di speranza per quest’uomo di 73 anni, da oltre quaranta in galera e ormai dedito ad una vita benemerita al servizio dei bisognosi. A Cavallini nel 2025 viene revocata la semilibertà, di cui beneficiava da otto anni, per espiare una sanzione penale a tre anni di isolamento diurno, una punizione inflitta come accessorio alla condanna all’ergastolo per la strage del 1980, per la quale Cavallini respinge ogni responsabilità.
“La decisione è priva di motivazioni – osserva l’avvocato Alessio Pomponi – ma è la diretta conseguenza dell’alert personale attivato dal Dap per non meglio specificate ragioni di sicurezza personale, di cui anche noi difensori siamo stati tenuti all’oscuro”. Come riferito dal Riformista, lo scorso 19 giugno il DAP aveva ordinato di attivare ulteriori misure restrittive al Cavallini, motivandole con presunte minacce all’incolumità del detenuto, che tuttavia in quarant’anni di galera non ha mai avuto torto un capello da nessuno, né in semilibertà ha mai subìto minacce. La decisione del DAP sembra poggiarsi su una informativa riservata che lascia aperti molti interrogativi, mentre di ulteriori ne solleva l’interrogazione parlamentare al Ministro Nordio presentata dall’on. Roberto Giachetti, proprio in merito alle responsabilità dell’Amministrazione Penitenziaria nella incapacità di accertare i periodi di isolamento già espiati da Cavallini nel corso della sua lunga vita detentiva. È in virtù di questa inadempienza del DAP che Cavallini si trova oggi in isolamento diurno, che per legge non può essere inflitto per più di tre anni. Sebbene Cavallini li abbia molto probabilmente già espiati, in mancanza di prove documentali la Cassazione ha deciso di farglieli espiare di nuovo.









