Nel 2012, durante un evento svoltosi presso la Università Aalto, in Finlandia, Linus Torvalds ricevette una domanda che oggi suona ancora più interessante di allora: esistono linguaggi moderni adatti a scrivere un sistema operativo al posto del C? La risposta del “re pinguino” prese le mosse da un’osservazione concreta: Linux era già stato ottimizzato per anni intorno al linguaggio C, fino al punto da sfruttarne caratteristiche e comportamento del codice generato in porzioni estremamente sensibili alle prestazioni.

Torvalds non stava però semplicemente sostenendo che “C è più veloce“. Il suo ragionamento riguardava qualcosa di più profondo: per chi sviluppa il kernel di un sistema operativo conta poter prevedere con buona precisione cosa produrrà il compilatore, osservare l’assembly risultante e intervenire anche su dettagli che, in un normale programma applicativo, sembrerebbero trascurabili.

A distanza di 14 anni, quelle parole acquistano un significato particolare. Linux continua a poggiare in larghissima parte sul C, ma nel frattempo il kernel ha aperto le porte a Rust, proprio uno dei linguaggi che cercano di combinare prestazioni native, controllo di basso livello e maggiori garanzie sulla sicurezza della memoria. Greg Kroah-Hartman, una delle figure dipinte come più probabili sostituti per Torvalds, ha strenuamente difeso l’uso di Rust nel kernel Linux e anzi ha rimarcato che c’è bisogno di sviluppatori Rust.