Una delle figure indicate come più “papabili” per raccogliere l’eredità tecnica di Linus Torvalds è Greg Kroah-Hartman. È maintainer del ramo stabile del kernel Linux, supervisiona numerosi sottosistemi e gestisce una parte enorme del lavoro di integrazione e stabilizzazione. In pratica è già il numero due operativo del progetto tanto che quando emergono regressioni critiche o problemi che richiedono backport rapidi sulle release supportate, spesso è lui a coordinare il lavoro.
Durante la Rust Week 2026, Kroah-Hartman ha parlato di manutenzione del codice, sostenibilità dei driver e riduzione dei bug che continuano a colpire il kernel scritto in linguaggio C. Il dettaglio interessante è che a parlarne non è un “fan” del linguaggio Rust, ma uno dei manutentori più influenti dell’intero progetto Linux.
Rust: più divertente per i maintainer e più sicuro per gli utenti Linux
Negli ultimi anni l’integrazione di Rust nel kernel Linux ha generato tensioni piuttosto forti: diversi sviluppatori storici hanno criticato apertamente l’introduzione di una seconda toolchain, l’aumento della complessità nella manutenzione e il rischio di frammentare ulteriormente il lavoro di revisione del codice.
In mailing list non sono mancati scontri accesi: alcuni maintainer ritenevano che il C restasse più che sufficiente, soprattutto considerando decenni di strumenti, debugging e competenze accumulate. Altri contestavano l’idea di affidarsi a un linguaggio più moderno senza avere ancora API complete per componenti delicati come DMA, interrupt e gestione avanzata della memoria. Alla fine Linus Torvalds ha battuto i pugni sul tavolo concludendo che il codice Rust si merita assolutamente spazio nel kernel. E poco dopo, a fine dicembre 2025, Rust è stato dichiarato un progetto non più “sperimentale”.













