Aggiungi come fonte la Gazzetta del Sud

Un libro molto atteso, «La mala notte» (Einaudi), dello scrittore e giornalista palermitano Ugo Barbàra, che dopo «I Malarazza» e «Malastrada» porta la stirpe dei Montalto-Scudera nell’isola di Cuba, in un intreccio di passioni e ambizioni con sullo sfondo fatti storici, rivolgimenti sociali e cambi di prospettive, elementi che hanno vestito un racconto avvincente e fluido che da Castellammare del Golfo si sposta in America poi a Cuba con ritorni frequenti in Sicilia. Un viaggio narrativo che si conclude perché «a un certo punto – dice Barbàra – le storie e i personaggi bisogna lasciarli andare. Per uno scrittore conoscere i personaggi e raccontare le loro storie è sì un viaggio. Uno di quelli anche un po’ avventurosi con compagni di viaggio che pensi di non lasciare mai. E poi non li vedi più. L’intensità del racconto si è esaurita, una sola parola in più sarebbe una forzatura».

Dopo «I Malarazza» e «Malastrada», ora «La mala notte». Un’assonanza o un titolo funzionale ai fatti?

«Era ovvio che ci sarebbe stata un’assonanza con –mala. Il titolo in origine era un altro ma poi la scelta definitiva mi è sembrata perfetta e certamente funzionale a una notte molto particolare nella parte conclusiva del romanzo, una “malanotte” per tutti».Dalla Sicilia a New York alla Sicilia di nuovo e ora in questo terzo romanzo Cuba. Perché Cuba?