Questa sera alle 21.30 la piazzetta Stella Maris di Torre dei Corsari farà da cornice alla presentazione di “Memorie di un questurino trevigliese”, il romanzo firmato da Marco Carminati e nato dai racconti di Angelo Lino Murtas, poliziotto per quarant’anni e oggi avvocato. Murtas dialogherà con il pubblico, intervistato dalla scrittrice Patrizia Prosperi, con l’accompagnamento musicale della Band Live di Marco Pilloni e Danilo Pisu, nell’ambito di un appuntamento organizzato dall’Associazione Vivere Torre, in collaborazione con il Condominio Costadoro e con il patrocinio del Comune di Arbus.

Il libro nasce da un lungo lavoro di scrittura a quattro mani. Murtas ha affidato al giornalista e scrittore milanese Carminati, quello che lui stesso ama chiamare il suo “diario di bordo”: un taccuino, prima cartaceo poi digitale, dove per decenni ha annotato esperienze, desideri, progetti, poesie serie o ironiche dedicate a persone conosciute lungo il cammino, ma anche i drammi a cui ha assistito nella sua carriera. «Sono appunti che non volevo venissero dimenticati», spiega Murtas, «e lo scorso anno ho deciso di riprenderli in mano per trasformarli in un romanzo».

Prima di essere uno scrittore, però, Murtas è stato un poliziotto arrivato a Bergamo giovanissimo. «Sono arrivato l'8 ottobre del 1984», racconta. «Avevo 23 anni, ero un giovane ispettore appena partito da Arbus per prendere servizio nell’allora caserma Custra, a Monterosso. Mi innamorai di quella città, all’istante. Fu lì che giurai a me stesso che non me ne sarei più andato». È da questo doppio radicamento, la Sardegna delle origini e la Lombardia della carriera , che nasce l’idea del libro. «È un romanzo noir», dice Murtas, «ma il vero motore della storia sono i fatti realmente accaduti nella nostra terra. Ho voluto intrecciare l’invenzione narrativa con la memoria storica della Miniera di Montevecchio, che per decenni ha segnato l’identità e il destino di intere generazioni di sardi».