Il nostro titolo di copertina “Facciamola finita!”, riferito alle baruffe del Campo largo, è la citazione di una canzone che faceva parte del testo di “Cirano,” scritta nel 1996 da Francesco Guccini. Ci sembra il monito perfetto per la coalizione progressista, da tempo prigioniera di divisioni, contrapposizioni e tatticismi a tutto svantaggio di un’unità che possa tradursi in un’azione politica realmente efficace. Il cuore del problema non è la divisione in sé, che è fisiologica in ogni formazione politica complessa, ma il tatticismo che la circonda. È proprio questo manovrare in funzione del posizionamento dei leader dei partiti che lo compongono che sta minando la credibilità e le prospettive del Campo largo. Insomma Conte e Schlein, su tutti, sembrano più preoccupati di segnare il territorio che di tracciare una strada comune.Purtroppo questa modalità di fare politica è esattamente ciò che rischia di far naufragare una coalizione che dovrebbe rappresentare la speranza per chi non vuole che alla prossima tornata elettorale la destra di Giorgia Meloni vinca ancora, e vinca facile. Ecco perché dovrebbero convincersi che la mediazione è l’unico percorso verso la costruzione di una alternativa alla destra. Al centro del contendere ci sono le primarie. Questo strumento, nato per scegliere dal basso la leadership, rischia di trasformarsi in terreno di scontro tutt’altro che costruttivo. Giuseppe Conte vorrebbe farne un referendum sul tema Ucraina, focalizzando la disputa su una questione delicatissima e divisiva.Non è una novità che l’invio di armi a Kiev rappresenti un problema per il Campo largo. Da tempo ai leader di Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi- Sinistra, oltre a quelli di partiti vicini, come Italia Viva e Più Europa, viene chiesto come potranno, una volta al governo, conciliare posizioni così diverse sulla guerra in corso da oltre quattro anni. E così mentre Giuseppe Conte continua a ribadire che il M5Stelle non voterà mai nuovi aiuti militari all’Ucraina, la Segretaria del Pd, Elly Schlein, insiste che prima i partiti devono trovare un accordo sul programma e poi ci saranno le primarie «perché chi le vince deve guidare tutta la coalizione, non soltanto il proprio partito».Per Bonelli è una questione di generosità e responsabilità: «Non si parte dalla sfida per la leadership. Si parte dal programma. Sulla base di esso individueremo il candidato». Chiaro il messaggio di Matteo Renzi: «Le primarie hanno senso solo se il giorno dopo la coalizione si unisce davvero, sottoscrivendo un patto di ferro. Altrimenti, dice con nettezza, le primarie sono solo una presa in giro». Inviti all'unità che richiedono un cambio di passo: è tempo di smetterla con le schermaglie e anteporre finalmente l’interesse della coalizione a quello personale. Il Campo largo lo deve a tutti gli elettori che vorrebbero votare per uno schieramento che crede in un’Italia pluralista, democratica, inclusiva e rispettosa della Costituzione. Concludendo ci piace citare le sagge parole di una veterana come Luciana Castellina che a 96 anni ci dispensa ancora pillole di ottimismo: «La storia insegna che nei momenti drammatici si possono fare alleanze anche riconoscendo i punti di disaccordo, altrimenti si darebbe vita a un partito unico. Così è nel Campo largo. Non ne farei una tragedia: si piange sulle cose impossibili, non su quelle possibili».
Campo largo, è arrivata l’ora di crescere
Le divisioni sono fisiologiche, il tatticismo no. Senza unità la destra di Meloni rischia di vincere ancora








