Valter Lavitola, nel riquadro Sigfrido Ranucci.

L’imprenditore Valter Lavitola, nel corso dell’interrogatorio avvenuto ieri, ha dichiarato di aver chiesto agli esecutori di sparare “solo” alcune volte verso il muro di casa di Ranucci. Una versione considerata poco credibile.

"Ho chiesto solo di sparare alcuni colpi di pistola sul muro di casa". Questo ha dichiarato Valter Lavitola nel corso dell'interrogatorio avvenuto ieri davanti il giudice per le indagini preliminari di Roma, in merito all'attentato avvenuto davanti la villa di Pomezia del giornalista Sigfrido Ranucci. Una versione che però non convince. Le persone scelte per eseguire l'attentato erano infatti contigue a canali di approvvigionamento di esplosivi e, se davvero avessero dovuto limitarsi a sparare "quattro o cinque colpi", come sostenuto da Lavitola, sarebbe stato molto più semplice rivolgersi ad altre persone. Una ricostruzione che gli inquirenti ritengono quindi poco credibile e che potrebbe essere servita soltanto ad alleggerire la sua posizione. In ogni caso, il gip ha respinto la richiesta di arresti domiciliari avanzata dal difensore Sergio Cola: l'imprenditore resta quindi in carcere.