Questa è la nuova puntata della newsletter “Il Capitale”: per iscriverti gratuitamente, clicca qui. In un lungo post pubblicato questa settimana sul suo blog, Beppe Grillo si dedica a un tema di rara attualità: il futuro delle democrazie. La tesi del fondatore del Movimento Cinque Stelle è interessante: «Il modello occidentale ha funzionato perché ha saputo tenere insieme libertà, mercato, democrazia, diritti e scienza. Oggi però il mondo corre più veloce delle istituzioni costruite per governarlo». Non solo corre più veloce, ormai le istituzioni non sono in grado di governare i processi che le attraversano. Prendiamo un paio di notizie a caso dalle cronache di Ferragosto. Il Financial Times racconta che Anthropic - la società di intelligenza artificiale fondata da Dario Amodei - a ottobre potrebbe sbarcare sui mercati americani con una valutazione superiore ai duemila miliardi di dollari, il doppio di quanto incassato dalla SpaceX di Elon Musk. Se confermata, ne farebbe la più grande quotazione di Borsa della storia. La ragione dei numeri stellari è nelle aspettative degli investitori: stimano che il fatturato della società creatrice di Claude si attesterà entro la fine di quest’anno tra i 100 e i 120 miliardi di dollari. E però Anthropic non ha fatto ancora nemmeno un dollaro di utili, e non è detto li faccia quest’anno. Quali che siano i rischi, la corsa della società fondata dall'ingegnere di origini italiane non si ferma: nonostante la concorrenza dei rivali cinesi, le pressioni per una regolamentazione del settore, nonostante lo scontro con Trump sul contratto firmato con il Pentagono, il ritiro temporaneo dei modelli Fable e Mythos 5 e i controlli sulle esportazioni imposti dal Dipartimento del Commercio. Le quotazioni sempre più esasperate dell’intelligenza artificiale non costituiscono solo un rischio bolla per il settore, ma potrebbero avere conseguenze persino sui costi di finanziamento del Tesoro americano sui mercati. Goldman Sachs stima un miliardo di dollari di investimenti, metà dei quali negli Stati Uniti. La Federal Reserve di Dallas calcola che quest’anno la domanda di bond legati al settore raggiungeranno i trecentosessanta miliardi di dollari, Morgan Stanley ipotizza fino a cinquecento. Secondo queste stime, a fronte di una tale montagna di emissioni, l’Amministrazione sarà costretta ad alzare di almeno dieci punti base i rendimenti sui titoli decennali, un costo che si alza ulteriormente sulle scadenze più lunghe come quelle a trent’anni. Detta in sintesi: la bolla dell’intelligenza artificiale ha un costo anche per il contribuente. Nell’era dei dazi la politica populista propaganda l’idea secondo la quale gli Stati stanno riprendendo il controllo sull’economia globalizzata, ma non è così. La realtà è quella che ammette Grillo: le antiche istituzioni democratiche non sono in grado di governarla. La storia ci insegna che è un portato del progresso e nella gran parte dei casi un bene, purché quel progresso non abbia effetti regressivi sulla vita dei cittadini: basti qui citare la difficoltà degli Stati ad imporre una tassazione equa a qualunque gigante dei servizi digitali. L’ultima minaccia di dazi da parte di Donald Trump all’Europa ne è la prova più evidente. A guardare i fatti, la realtà è quasi all’opposto: i populisti al potere nelle democrazie - o almeno aspiranti tali - fanno spesso uso spregiudicato di quel potere per trarne vantaggio per sé e gli interessi globali che si muovono dietro di loro. Di esempi ce ne a bizzeffe. Dall'immagine dei Zuckerberg o Bezos presenti all'ultimo insediamento di Trump come fosse Putin, alla parabola grottesca dell'inglese Nigel Farage. Il più accanito sostenitore della Brexit - protagonista di una ridicola rielezione ferragostana nel collegio di Clacton-on-Sea - cerca il plebiscito dopo essere stato accusato di non aver dichiarato cinque milioni di sterline donate dal miliardario investitore in criptovalute Christopher Harborne. Non male per chi ha sostenuto l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea in nome di più investimenti in sanità pubblica. Il potere oggi è così spregiudicato da usare quella leva persino per manipolare i mercati: lo ha fatto Trump mettendo in vendita l’accesso anticipato alla sua piattaforma Truth per centomila dollari al mese. Né più né meno un modo per monetizzare le parole del presidente degli Stati Uniti. Per il momento l’unico antidoto alla democrazia che arranca sono le sue stesse istituzioni: il giornale The Intercept e la Freedom of the Press Foundation hanno fatto causa in tribunale contro Trump per la violazione del Primo emendamento e il diritto dell'opinione pubblica a ottenere informazioni ufficiali come tutti gli altri. Trump non è nuovo a queste batoste, sin dal tentativo fallito di far guidare la burocrazia americana a Elon Musk, l'uomo più ricco della terra e primo beneficiario di commesse del Dipartimento della Difesa. Grillo dice che la politica e le democrazie devono essere in grado di imparare ad andare in fretta come il capitalismo, la scienza e l’economia. Giusto, purché non si faccia confusione fra politica e democrazia, ovvero fra il potere e i suoi contrappesi.