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Già nel 1997 un articolo del New York Times sosteneva che gli hobby stessero sparendo a causa della diminuzione del tempo libero e della popolarità di altre forme di intrattenimento, come la televisione, e di altre attività, come la palestra. Oggi, ancora di più, la sensazione è che qualsiasi attività fine a se stessa e che richieda una certa dedizione sia diventata per molti incompatibile con una soglia di attenzione ridotta e una vita più frenetica.

Ma non solo. Un fatto che in tempi più recenti potrebbe avere accelerato la scomparsa degli hobby, ha scritto l’Atlantic, è che praticarli è diventato più dispendioso che in passato, specialmente dopo la pandemia, a causa dell’aumento dei costi delle materie prime. Vale per le esche nella pesca sportiva, per le munizioni nel tiro al bersaglio, e in generale per tutti gli strumenti, le attrezzature, i manuali e i materiali di consumo spesso necessari per coltivare un hobby: dal modellismo al golf, dall’uncinetto alla fotografia, dai giochi da tavolo al giardinaggio.

Gli hobby sono insomma diventati, se non un lusso, un’attività meno accessibile che in passato. È un’implicazione rilevante, perché per lungo tempo uno degli effetti positivi indiretti degli hobby era stato proprio la capacità di favorire incontri tra persone diverse, anche per estrazione sociale e per reddito, attraverso una passione condivisa.