L’Italia non ha ancora presentato il proprio Piano nazionale di ristrutturazione edilizia (Pni) degli edifici, per l’attuazione della direttiva europea Epbd nota come direttiva case green con scadenza lo scorso 29 maggio, e per questo ritardo la Commissione europea ha avviato una procedura di infrazione.

Il peso privato della Direttiva sulle case green

Forse dovremmo dire per fortuna, che il nostro Paese non ha rispettato le scadenze previste dalla normativa comunitaria, perché il salasso per i proprietari di immobili sarebbe rovinoso. Infatti, secondo un’analisi del Joint research centre (Jrc), il centro di ricerca della Commissione europea che ha esaminato i primi 16 piani predisposti dagli Stati membri, per poter applicare la direttiva, la componente privata arriva a rappresentare oltre il 70% degli investimenti necessari.

Il contributo pubblico previsto coprirà tra il 20% e il 30% dei costi necessari per gli interventi di efficientamento energetico, mentre ben due terzi degli investimenti dovranno essere sostenuti dai proprietari di casa o attraverso capitali privati. Senza questo apporto la riqualificazione degli edifici immobiliari non sarà possibile, perciò la sostenibilità economica della transizione è una chimera, davvero terrificante per il privato cittadino che deve provvedere di tasca propria alla riqualificazione della sua casa.