Roma, 13 ago. (askanews) - C'è un "serio rischio emulazione" dopo che un cucciolo di primate acquistato a Sharm el-Sheikh, in Egitto, è stato mostrato sui social con un biberon e con indosso un vestitino rosa da una nota influencer. La denuncia è di Unione Italiana dei Giardini Zoologici e degli Acquari UIZA, dopo che qualche giorno fa Rita de Crescenzo ha pubblicato un video raccontando di aver portato in Italia una scimmietta di pochi mesi."L'ho acquistata ieri qua in Egitto, questa rimarrà qua a casa mia, non so se è femminuccia o maschietto, perché sono tornata alle 6 del mattino, me l'hanno venduta così, con il vestitino rosa, le ho preso un biberon"."L'animale - ha denunciato Cesare Avesani Zaborra, presidente UIZA - potrebbe essere un giovane Chlorocebus pygerythrus, cercopiteco incluso nell'Appendice II della CITES" (Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione), ricordando che "l'acquisto e la movimentazione di questi animali è soggetta alla normativa internazionale" e che la "provenienza legale dell'esemplare deve poter essere documentata".Il video postato sui social ha scatenato le ire degli animalisti. "Quello che vedete non è tenerezza, è un reato. Un primate è un animale selvatico, protetto dalla normativa CITES, tenerlo in casa è illegale", scrive Stefania Caiafa, fondatrice di Avanguardia Animalista.Dietro il commercio illegale di un piccolo esemplare selvatico infatti, può esserci una filiera che inizia con il bracconaggio e il prelievo in natura, spiegano da UIZA."Un animale sottratto al proprio ambiente e separato dalla madre - prosegue Avesani Zaborra - può essere venduto a scopo di profitto, per essere poi detenuto in contesti del tutto inadeguati. Nel caso che circola sui social, spetta alle autorità competenti accertare la provenienza dell'esemplare e la regolarità della sua acquisizione. Ma il traffico illegale di fauna selvatica resta un fenomeno globale".Secondo il World Wildlife Crime Report 2024 dell'UNODC, l'Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine, tra il 2015 e il 2021 il traffico ha coinvolto circa 4.000 specie animali e vegetali, con sequestri registrati in 162 Paesi e territori.