La Cina presenta la propria ascesa nell’intelligenza artificiale come una storia di apertura, sviluppo e inclusione tecnologica. L’ultima newsletter della sua ambasciata a Roma offre uno spaccato significativo di come Pechino voglia trasmettere questo messaggio all’estero e degli interessi geopolitici che lo accompagnano
L’intelligenza artificiale sta entrando sempre più nell’offerta diplomatica cinese, mentre la competizione tecnologica si estende alla capacità di definire cosa significhi leadership nell’AI e, soprattutto, come raccontarla.
Considerate nel loro insieme, le storie diffuse negli ultimi giorni dall’ambasciata cinese in Italia – dalla diplomazia verso il Sud globale alla politica industriale, fino al calcolo spaziale – compongono un messaggio piuttosto coerente: un tentativo di orientare il modo in cui il pubblico straniero interpreta il ruolo della Cina nel nascente ordine dell’intelligenza artificiale.
La newsletter diplomatica dell’ambasciata spiega per esempio come il ministro degli Esteri Wang Yi abbia collocato l’AI accanto allo sviluppo e al multilateralismo nell’azione di Pechino verso le economie emergenti, inserendo la cooperazione tecnologica nella più ampia proposta cinese rivolta al Sud globale.








