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Lara Sirignano

Catania, un piano straordinario prova ad assorbire l'onda d'urto dello stop allo scalo dovuto all'eruzione

Catania-Palermo come Palermo-Pechino. Un transfer privato tra lo scalo di Fontanarossa e il capoluogo siciliano arrivato a costare 800 euro, più d’un volo intercontinentale in alta stagione. Poche navette, bus strapieni, treni lenti come lumache. La chiusura dello scalo etneo, ostaggio da 8 giorni, della cenere emessa dal vulcano in eruzione, spinta da venti che soffiano da nord, ha trasformato gli spostamenti in Sicilia in una corsa a ostacoli, con migliaia di passeggeri costretti a cercare soluzioni alternative, vista la chiusura dell’aeroporto di Catania prolungata fino alle 2 di stanotte, e prezzi spesso proibitivi.

Decine le testimonianze postate sui social, una per tutte quella dell’attore Filippo Laganà, con annesse accuse di sciacallaggio a taxisti o sedicenti tali arrivati a chiedere cifre astronomiche a chi dal Fontanarossa, spesso all’ultimo momento, ha dovuto raggiungere aeroporti alternativi. E nell’emergenza trovare un mezzo pubblico per attraversare l'Isola senza essere spennati non è stato e non è facile. Il sistema ordinario non è adeguato ad assorbire in poche ore la massa di viaggiatori rimasta a terra e la pressione si è trasferita sulle altre opzioni. Per fronteggiare l'emergenza, la Regione ha chiesto alle società che gestiscono il trasporto ferroviario e quello su gomma di incrementare i collegamenti tra le città e gli aeroporti siciliani, attivando servizi integrativi e straordinari.