CATANIA. Quattro giorni di paralisi nel quinto aeroporto più importante d’Italia che l’anno scorso ha superato i 12 milioni di passeggeri. L’eruzione dell’Etna — con la sua nube di cenere — a pochi giorni dal Ferragosto ha mandato in tilt, a singhiozzo, il Fontanarossa di Catania, con 190 voli dirottati a Palermo e riprogrammati con partenza dal capoluogo siciliano.
Lo stop, dopo le diverse proroghe di ieri pomeriggio, va avanti fino a stamattina. Così, per oltre 30mila viaggiatori le vacanze si sono trasformate in un incubo. In centinaia si sono accampati nello scalo etneo per trascorrere notti insonni. «Ci hanno abbandonati a noi stessi — dice un passeggero dirottato a Palermo che doveva raggiungere Catania dall’Albania — Se fossi salito su un gommone certamente sarei arrivato prima». La paralisi si è trasformata in un atto di accusa contro la Sac, la società che gestisce lo scalo catanese, in via di privatizzazione con i colossi del mondo interessati ad accaparrarsela. L’emergenza di questi giorni, per gli esperti, rappresenta non soltanto un danno di immagine per il turismo in Sicilia, ma anche un boomerang per il processo di vendita che, adesso, potrebbe rallentare. Le criticità strutturali di Fontanarossa hanno fatto pensare a più riprese al progetto di un nuovo aeroporto al centro dell’Isola o nella Piana di Catania. L’idea è stata rispolverata, più che mai in questi giorni, con migliaia di passeggeri che hanno dovuto arrangiarsi con il fai-da-te per trovare una via d’uscita all’emergenza.












