"Tutte le opzioni sono sul tavolo, comprese quelle militari". Sale ancora la tensione tra Stati Uniti e Cuba. Il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth ha affermato che Washington sta valutando tutte le possibilità nei confronti dell’Avana. L’avvertimento arriva durante la sua missione a Panama, dove il capo del Pentagono ha parlato con i giornalisti delle prossime mosse dell’amministrazione Trump. Il segretario alla Difesa ha poi rivolto un messaggio direttamente all’Avana: "Penso che Cuba farebbe bene a prestare attenzione alla volontà del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di far valere le prerogative strategiche americane".Meno di ventiquattro ore prima il presidente cubano Miguel Díaz-Canel aveva aperto all’Avana la Conferenza internazionale organizzata per il centenario della nascita di Fidel Castro, indicando proprio nella difesa della rivoluzione la priorità del momento: "Salvare la Rivoluzione cubana da una delle minacce più gravi che abbia affrontato in 67 anni è la più grande sfida della nostra generazione". Davanti a 1.500 delegati provenienti da 63 Paesi, Díaz-Canel aveva denunciato "l'intensificarsi del blocco e dell'ostilità imperialista" e attaccato l'inasprimento dell'embargo economico ed energetico deciso dall'amministrazione Trump, definendolo "un genocidio calcolato millimetricamente".Le dichiarazioni di Hegseth arrivano da Panama, dove gli Stati Uniti stanno lavorando anche al consolidamento della Americas Counter Cartel Coalition, iniziativa guidata da Washington che, secondo Italpress, riunisce 19 partner contro le organizzazioni criminali transnazionali. "Quando diciamo che smantelleremo i cartelli, lo intendiamo", ha affermato Hegseth, promettendo agli alleati il sostegno americano "spalla a spalla, in ogni fase". Secondo quanto annunciato dal comandante del Southcom, il generale Francis Donovan, entro novembre la coalizione dovrebbe dotarsi di un piano operativo con responsabilità, Paesi guida e obiettivi per le diverse linee d’azione.L’isola, di fatto, continua a vivere una delle sue crisi più dure. L’embargo statunitense lascia Cuba a corto di carburanti e rifornimenti da inizio anno, tanto che i blackout arrivano ormai a interessare fino al 69% del Paese nelle ore di domanda più intensa. Nel frattempo il regime cubano prova a reagire approvando nuove norme - entrate in vigore il fine settimana scorso - per incentivare le energie rinnovabili con misure ad hoc per privati e imprese che investono in impianti con fonti alternative. La risoluzione 180, in particolare, introduce l'esenzione dai dazi doganali per l'importazione di sistemi fotovoltaici e componenti, ma anche scaldacqua e pompe solari, piccoli generatori, biodigestori, impianti a biogas, illuminazione solare e dispositivi di ricarica per veicoli elettrici. Presto fatto. Questo lunedì, 10 agosto, Díaz-Canel ha espresso la propria gratitudine alla Cina per una nuova donazione di 5.000 impianti fotovoltaici che serviranno a fornire elettricità alle abitazioni nelle aree rurali dei 169 comuni dell'isola. "Apprezziamo profondamente questo gesto del popolo e del governo cinesi; esso integra gli sforzi che Cuba sta compiendo per trasformare il proprio mix energetico nel contesto del blocco genocida", ha scritto il leader cubano sui social media.
Su Cuba Hegseth avverte: "Tutte le opzioni sono sul tavolo, comprese quelle militari. Fareste bene a fare attenzione a cosa vuole Trump"
L'Avana, corteggiata dalla Cina, torna al centro delle tensioni con Washington. Solo 24 ore prima Díaz-Canel aveva denunciato il "genocidio calcolato" dagli Usa






