INVIATO A CATANIA. L’aeroporto Fontanarossa di Catania è chiuso sino alle ore 2 del 14 agosto. Il sesto giorno consecutivo con i voli che non atterrano né partono. La nube di cenere dell’Etna in eruzione ha bloccato tutto, il sesto giorno consecutivo di disagi con cancellazioni a raffica e dirottamenti su Palermo, Comiso sino a Trapani. «Almeno non c’è più la marea di persone dei giorni scorsi . Hanno capito che non serve a nulla venire qui» dice un operatore dello scalo. Stesso pensiero del barista di uno dei locali che vengono arancini e altre deliziose tipicità siciliane: «Nei giorni scorsi è stato un delirio, almeno oggi abbiamo rallentato. Oggi sono solo perché tanto i voli sono tutti sospesi, e se ci fosse stata la gente degli altri giorni non so come avrei fatto. Nei giorni scorsi a quelli che mi dicevano che il loro volo doveva essere fra 6 o 7 ore dicevo “andate qui fuori, poco distante c’è un ristorante dove potete mangiare bene con pochi euro. Almeno non ci pensate”». Eppure nell’aeroporto di persone ce ne sono, molte con lo sguardo perso nel vuoto di chi sa di essere in una terra di mezzo: il volo è cancellato, si attende in un miracolo, anche perché l’alternativa è quella di prendere un volo da un aeroporto alternativo con costi improponibili (oltre 1000 euro per un viaggio in taxi). E, come se non bastasse al bancone delle auto a noleggio dicono che i veicoli sono finiti. «Non sappiamo che cosa fare – dice Antonio che viaggia con moglie e due figli piccoli – . Probabilmente cercheremo di prendere un bus per Catania e decideremo se rimanere ancora qualche giorno o trovare un altra soluzione con un bus verso Roma. Di certo i posti dove dormire non mancano: «Dal 16 agosto ho ricevuto solo disdette – racconta la titolare di un Resort molto frequentato, ironia della sorte, proprio dagli appassionati delle escursioni sull’Etna –. Per noi tutto questo è un danno enorme». I più preoccupati o disorientati sono gli stranieri, increduli di essere prigionieri di un’isola che hanno amato, ma che questa situazione straordinaria rischia di lasciare strascichi non da poco: «Una signora mi ha chiesto di portarla a Milano – racconta un tassista – Le ho detto che non lo farei neanche per 5000 euro. Lei, sconsolata, mi ha detto: credo che non tornerò più, lo faranno i miei figli. Io no».