Non si finisce mai di scoprire nuovi festival. A girarla tutta, la nostra Italia, è facile imbattersi in borghi o città in cui si nascondono - tra vicoli e piazze, chiostri e giardini – spettatori curiosi e attenti di fronte a corpi in movimento e voci vibranti, musiche coinvolgenti e versi poetici. Compie dieci anni, per esempio, il Festival Teatro d’Amare, che nella luce accecante di Tropea d’estate accoglie spettacoli di teatro, musica, danza in luoghi all’aperto o al chiuso che si trasformano in palcoscenici, là dove non esistono teatri. Ma il dialogo con il territorio, in realtà, dura tutto l’anno: d’inverno i laboratori, come strumenti di cura e di rigenerazione sociale; d’estate gli spettacoli, che confluiscono nel festival organizzato da LaboArt, diretto con passione e costanza da Francesco Carchidi e Maria Grazia Teramo.Gli ospiti si ritrovano così a essere avvolti dalle bianche case del borgo calabrese. Nell’edizione appena conclusa il festival ha accolto artisti tra i più apprezzati della scena e della danza contemporanea: da Alessandra Cristiani a Gioia Salvatori, da Michele Losi a Roberto Latini, attore dalla fisicità e vocalità unica che abbiamo visto in scena nello spettacolo “Amleto al buio”, da lui scritto, diretto e interpretato, con le musiche e i suoni di Gianluca Misiti (produzione Compagnia Lombardi Tiezzi).Ogni spettatore indossa un paio di cuffie e quando cala il buio per ciascuno inizia un rito singolo e collettivo insieme, in cui la voce di Latini e i suoni di Misiti avvolgono totalmente il pubblico: nelle orecchie risuona un ticchettio, il rumore della pioggia che cade, campane che suonano a morto. Di fronte, un corpo che si curva, si agita, quello di Latini, al buio anche lui, che impugna due microfoni, per sviscerare tutte le vocalità del suono, mentre le parole di Shakespeare sgorgano come un fiume e si mescolano a quelle di Heiner Müller, Eduardo De Filippo, Pier Paolo Pasolini, mille altre drammaturgie in cui l’attore sembra non darsi pace, condannato a una solitudine perenne. “Amleto al buio” evoca presenze, avvolge e scuote.