Per capire quanti e quali impianti per i rifiuti urbani servono in Toscana volendo “chiudere il cerchio” entro i confini regionali il contro non è complicato, per chi vuole farlo seriamente. Immaginiamo una ipotesi al 2035, anno in cui scadono gli obiettivi finali di riciclo (65%) e di discarica (massimo 10%).
La Toscana nel 2024 ha prodotto 2,160 milioni di tonnellate di rifiuti (Ispra). Non abbiamo elementi sicuri per valutare un aumento o una riduzione dei rifiuti da qui al 2035: ipotizziamo una piccola riduzione, arrivano a 2,1 milioni di tonnellate.
Immaginiamo una raccolta differenziata media regionale all’80%, quindi 1,680 milioni di tonnellate. Con scarti al 15% avremmo 252mila tonnellate di rifiuti non riciclabili e 1,428 milioni di tonnellate avviate a riciclo, valore in linea con l’obiettivo del 65% considerando le frazioni non conteggiabili (inerti) ma anche le frazioni recuperabili posti impianto.
I rifiuti indifferenziati sarebbero 420mila tonnellate, in Toscana tutti avviabili a trattamento meccanico biologico sia per ridurre i quantitativi (perdite di processo, depurazione), sia per recuperare altri materiali secchi, sia per produrre il combustibile che serve. Con perdite di processo al 10% e recuperi al 5% si arriva ad avere 357mila tonnellate di rifiuto da avviare prevalentemente a recupero energetico, con avvio a discarica dei soli materiali non combustibili (poca roba, considerato l’alto tasso di raccolta differenziata).






