Sul tema dei rifiuti si può continuare a discutere all’infinito. Oppure si può prendere atto della realtà. La Toscana è una delle regioni italiane con i migliori risultati nella raccolta differenziata. Eppure continua a conferire in discarica una quota troppo elevata dei propri rifiuti urbani. Secondo gli ultimi dati ISPRA, nel 2024 sono finite in discarica 844 mila tonnellate di rifiuti, pari al 34% del totale prodotto. Un dato che dovrebbe far riflettere tutti. Non perché le discariche siano il male assoluto. Nessuno sostiene questo. Le discariche continueranno ad avere un ruolo nel ciclo dei rifiuti. Ma perché l’Europa ha indicato una direzione precisa: entro il 2035 non più del 10% dei rifiuti urbani potrà essere smaltito in discarica, e anche l’obiettivo intermedio previsto dal Piano regionale va in questa direzione, ovvero non oltre il 20% al 2030.
Tradotto in numeri toscani, significa una cosa molto semplice. Se oggi produciamo circa 2,1 milioni di tonnellate di rifiuti urbani all’anno, nel giro di pochi anni non potremo mandare in discarica più di 400 mila tonnellate. Oggi ne mandiamo oltre il doppio. La domanda quindi è inevitabile: dove collocheremo le oltre 400 mila tonnellate che dovranno trovare una destinazione diversa? Su questo punto il dibattito pubblico appare spesso sbilanciato. Si contesta ogni impianto di trattamento termico. Si contestano le innovazioni tecnologiche, come l’impianto di ossidazione termica presentato in sede di Avviso Pubblico Regionale, e per il quale si è recentemente conclusa la Conferenza dei Servizi per il rilascio dei titoli autorizzativi. Si contestano gli investimenti. Ma raramente viene proposta una soluzione industriale credibile, in grado di reggere alla prova dei numeri.










