«Tengo aperto ad agosto per le persone sole, soprattutto anziane: qua senza auto spostarsi è dura. È faticoso ma significa lasciare accesa una delle poche luci rimaste». Lo racconta Aline Abade Lima, che col suo ristorante è diventata il punto di riferimento di Marentino, paese arroccato sulle colline del Chierese i cui abitanti temono l’isolamento e la perdita dei servizi essenziali. Arrivata dal Brasile a 19 anni per turismo, Aline si è innamorata di questo territorio e ha scelto di rimanere, costruendo qui la sua famiglia. Oggi gestisce «La Capra Ignorante», locale che unisce ristorante, bar e pizzeria a un piccolo negozio di alimentari con gastronomia e tabaccheria. Due esercizi commerciali che sono diventati punto di aggregazione per bambini, anziani e residenti anche dei paesi vicini. La spesa e due chiacchiere Nelle strade del «paese dei Rebus» – chiamato così per i dipinti murali che ne decorano i vicoli - ad agosto il silenzio è più evidente: per strada non c’è nessuno, tranne qualche ciclista che passa veloce. Eppure il borgo continua ad essere popolato, anche se molti residenti si chiedono come possa restare vivo un paese in cui, piano piano, scompaiono i luoghi della quotidianità. «Meno male che ci sono le attività di questo locale, sono un punto di riferimento per noi» racconta Luisa, 72 anni, che si avvicina al bancone con passo lento e lunghi capelli grigi. «Qua ci vuole per forza l’auto, è difficile far arrivare le persone a lavorare. Così anche venire all’alimentari diventa occasione per scambiare due parole» spiega Aline. Un paese che si spopola Dietro al bancone c’è Marco Altina, è cresciuto tra queste colline e le vede diversamente: «Fuori dalla città c’è più libertà. Io non patisco che ci siano pochi servizi. Capisco chi soffre, ma per me la tranquillità è un punto di forza». Negli ultimi anni Marentino ha perso presidi importanti: la scuola dell’infanzia, la scuola primaria e la panetteria. «I paesini vengono dimenticati» dice Aline. Il sindaco Roberto Berardo precisa: «La panetteria ha chiuso per la fine di un affitto tra privati. Sulla scuola abbiamo investito molto ristrutturando i plessi, ma non abbiamo raggiunto gli 11 iscritti necessari per tenerla aperta». Ora il Comune ha pubblicato una manifestazione di interesse per affidare l’edificio ad enti che avvierebbero una scuola privata, con nido e infanzia. Cosa è rimasto Ma secondo Aline il problema non è soltanto demografico: «Ci sono anche questioni legate alla gestione dei servizi». Suo figlio ha 11 anni e, racconta, i bambini a Marentino ci sono ancora: «Gioele, Martina, Jasmine, Andrea» li conta con le dita. Per andare alle medie dovrà spostarsi ad Andezeno: cinque minuti in macchina, circa trenta a piedi. «Il bus ci costerà molto» commenta Aline. Nel locale siede Luigi Vella, 36 anni, arrivato da Pavarolo: «Anche noi siamo messi male, stanno svendendo tutto. È rimasto un ristorante e poco altro». Luisa gli fa eco elencando ciò che resiste: «C’è la farmacia, l’alimentare e la posta. Ma le occasioni di incontro sono poche e le bocce non ci sono più» dice indicando la bocciofila chiusa che sorge proprio sotto ai piedi del locale di Aline. «La bocciofila aveva una partecipazione insufficiente, ma un gruppo di anziani vorrebbe riaprirla» spiega Berardo. Che aggiunge: «Il paese conta tre ristoranti, un agriturismo e la farmacia, e da settembre partirà un taxi sociale a chiamata per gli anziani a prezzi ridotti». Aline, intanto, a Marentino cerca di risolvere quello che per lei è il rebus più grande: «Come possiamo mantenere vivo un paese quando, uno dopo l’altro, i suoi servizi scompaiono».