Una breve carriera nel cinema, la scelta di lasciare le scene ancora giovane e una lunga vita lontano dai riflettori, prima accanto al conte Luigi Donà dalle Rose a Venezia e poi all'imprenditore e finanziere Carlo De Benedetti. Silvia Monti, tra i volti del cinema italiano tra la fine degli anni Sessanta e la prima metà degli anni Settanta, è morta martedì in Svizzera, a Lugano, all'età di 80 anni, dopo una grave malattia neurodegenerativa, la demenza frontotemporale, per combattere la quale nei mesi scorsi il nipote Edoardo aveva aperto sul sito Gofundme una raccolta fondi. «Nei miei primi sessant'anni ho avuto un padrone: il lavoro. Poi l'ho incontrata e da trent'anni il mio padrone è l'amore»: così Carlo De Benedetti, nell'intervista rilasciata al Corriere della Sera per i suoi novant'anni, parlava della moglie sposata il 10 luglio 1997 a Torino, in una cerimonia in Comune celebrata dall'allora sindaco Valentino Castellani. La coppia si era poi trasferita nel Ticino.
La carriera Nata Silvia Cornacchia il 23 gennaio 1946 a Bassano del Grappa, in provincia di Vicenza, Monti aveva scelto il nome d'arte con cui sarebbe diventata famosa nel mondo dello spettacolo. Il debutto sul grande schermo nel 1969 con Fräulein Doktor di Alberto Lattuada. Nello stesso anno aveva recitato in Metti, una sera a cena di Giuseppe Patroni Griffi, Il cervello di Gérard Oury e Sai cosa faceva Stalin alle donne? di Maurizio Liverani. Nel 1971 aveva preso parte a Una lucertola con la pelle di donna di Lucio Fulci, Giornata nera per l'ariete di Luigi Bazzoni e Il corsaro nero di Lorenzo Gicca Palli. L'anno successivo era arrivato Afyon - Oppio di Ferdinando Baldi. Tra gli altri film figurano Sono stato io! di Alberto Lattuada, Peccato d'amore, La mano spietata della legge di Mario Gariazzo, Il domestico di Luigi filippo D'Amico e Milano: il clan dei calabresi di Giorgio Stegani. Il momento di maggiore popolarità nel 1974 con Finché c'è guerra c'è speranza, diretto e interpretato da Alberto Sordi. Monti era la co-protagonista del film e interpretava Silvia, la moglie di Pietro Chiocca-Sordi. Nel film, la donna asseconda lo stile di vita del marito e gode dei privilegi economici garantiti dai suoi affari nel commercio internazionale di armi. Una parte che aveva contribuito a consolidare la notorietà dell'attrice, proprio mentre la sua esperienza nel cinema si avviava verso la conclusione. Al culmine della popolarità, infatti, Monti aveva deciso di abbandonare il cinema per sposare il conte Luigi Donà dalle Rose, nobile e imprenditore veneziano, celebre soprattutto per aver ideato e fondato negli anni Sessanta il famoso borgo turistico di Porto Rotondo in Sardegna insieme a suo fratello Nicolò. Dal matrimonio con il discendente della storica famiglia patrizia sono nati due figli, Una e Leonardo. «Amava Porto Rotondo - ha detto il conte Luigi Donà dalle Rose -. Aveva aiutato a vivere il borgo, al punto che aveva messo su un piccolo negozietto in cui vendeva costumi da bagno e foulard. Lei c'era sempre, tutti i giorni, come fosse una missione». «La nostra - ha aggiunto - è stata una grande storia d'amore dalla quale sono nati due meravigliosi figli che le sono stati vicini fino all'ultimo momento. Solo quattro giorni fa, Silvia aveva perso una sorella, Giuliana, ma lei era incosciente e per fortuna non se n'è resa conto».Le seconde nozze La coppia si era separata nel 1994, dopo circa venticinque anni insieme, mantenendo un rapporto di stima reciproca. Tre anni dopo, il 10 luglio 1997, Monti le seconde nozze con Carlo De Benedetti. «La prima volta non ci siamo neanche stati simpatici. Invece è successa una cosa che credevo impossibile: mi sono innamorato», diceva l'ingegnere ricordando l'inizio della loro relazione. Accanto a Monti, aveva spiegato, aveva scoperto percorsi, desideri ed emozioni che non avrebbe mai pensato di vivere. Un rapporto durato quasi trent'anni e rimasto in gran parte lontano dall'esposizione mediatica che aveva accompagnato, invece, la carriera dell'attrice.L'addio I funerali di Silvia Monti si terranno la prossima settimana a Milano, nella Chiesa del Carmine, quartiere Brera. Il 1° novembre il nipote Edoardo parteciperà alla Maratona di New York «spinto dalla forza e dallo spirito della mia adorata nonna, una Donna unica per bellezza e intelligenza - la ricorda su Gofundme - un esempio di forza, tenacia e saggezza; una donna dal carattere immenso che ha rappresentato un modello per tutte le donne». «Per me - ha aggiunto - è sempre stata come una seconda madre, un pilastro di sostegno e di amore infinito».











