Ancora due inverni fa, nel novembre 2024, aveva organizzato tutto lei per i novant’anni di Carlo De Benedetti. Lussuoso albergo milanese e a tavola un centinaio di invitati scelti nella geografia privata e pubblica del marito: famiglia, industriali, banchieri, vecchi manager e giornalisti. Poi, negli ultimi mesi, Silvia Monti Cornacchia aveva cominciato a spegnersi rapidamente sotto il peso di una malattia neurodegenerativa. È morta martedì pomeriggio a Lugano, il 23 gennaio aveva compiuto ottant’anni.
Un passato da attrice tra la fine degli anni Sessanta e la prima metà dei Settanta — l’apice della popolarità nel 1974, accanto ad Alberto Sordi in “Finché c’è guerra c’è speranza” — che si era lasciata alle spalle senza troppe nostalgie; un cognome che dall’originario Cornacchia trasformò in Monti, una bellezza abbagliante che non l’avrebbe abbandonata; un primo matrimonio con il conte e imprenditore veneziano Luigi Donà dalle Rose, tra i fondatori di Porto Rotondo, e due figli, Leonardo e Una. Ma negli ultimi trent’anni, o poco meno, Silvia Monti era stata soprattutto la compagna di vita dell’Ingegnere. Si erano sposati il 10 luglio 1997 a Torino, in Comune.
L’amore con l’Ingegnere
La storia d’amore di De Benedetti — uomo di passioni intense, nel privato come negli affari, ma anche di repentini disamori — all’inizio aveva stupito molti, loro compresi. La prima volta, avrebbe raccontato lui molti anni dopo, non si erano neppure piaciuti. Poi era accaduto quello che l’Ingegnere considerava quasi impossibile, tanto da definire quella con Silvia la sua «seconda vita».










