La Procura antimafia lo considera un uomo di 'ndrangheta «di lungo corso» e dai «rapporti trasversali con altre famiglie calabresi di rilievo». Una convinzione che i magistrati reggini ricavano dall'analisi delle dichiarazioni dei pentiti, dalle sue frequentazioni e soprattutto dalla viva voce di Gaetano Chirico che, in alcune conversazioni, parla apertamente, per esempio, dei suoi rapporti con gli Alvaro di Sinopoli, storicamente federati con i De Stefano, e con i Mancuso di Limbadi. La figura di Chirico emerge con prepotenza in una delle tre ordinanze che compongono l'inchiesta della Dda “Epicentro2”, e che riguarda in particolare gli affari della potente cosca De Stefano di Archi. Considerato capo promotore dell'associazione mafiosa, gli inquirenti scavano nel suo passato criminale e nella centralità assunta nel corso degli all'interno della famiglia De Stefano.«Gaetano Chirico faceva riferimento a stretti rapporti fiduciari intessuti, in particolar modo, con il capo indiscusso dell’omonima articolazione di 'ndrangheta, Domenico Alvaro, comunemente conosciuto come “Don Mico”, oggi defunto».
L'articolo completo è disponibile sull'edizione cartacea e digitale






