Dobbiamo delle scuse al cinema italiano. Io, voi, tutti. Noi che non andiamo a vedere un film italiano praticamente mai, magari facciamo un’eccezione se è Zalone o se è una cosa di cui si sa che si parlerà (è passato un anno e mezzo e ancora non mi sono fatta una ragione dei nove euro spesi per “Follemente”).

Ma soprattutto loro. Loro che vedo sui social, compattamente critici, appena si annuncia qualche innocua commediola italiana, dire che basta, non se ne può più di queste commedie borghesi, di questi appartamenti che non si capisce come i protagonisti possano permettersi, di questi problemi posticci, di queste storie in cui mai nessuno fa un lavoro vero.

Non so neppure se sia vero, perché io i film nuovi, italiani o no, li vedo pochissimo, non li guardo neanche gratis sulle piattaforme. L’altro giorno ho visto, pur di non guardare qualcosa di nuovo, un film della Hbo del 1980, “Loving couples”, che in Italia uscì col tragico titolo di “Quattro passi sul lenzuolo”, e in cui Shirley MacLaine va a letto col marito di Susan Sarandon e viceversa.

Però avevo visto, mi pareva fosse almeno dieci anni fa ma alla percezione del tempo poi ci arriviamo, un film in cui Claudio Bisio e Vinicio Marchioni si scambiano le mogli. Doveva essere una di quelle due volte l’anno in cui mi affido all’algoritmo, invece di aprire una piattaforma avendo già deciso cosa guardare. È una debolezza pericolosissima, che cerco di evitare per non diventare come voi, gentaglia che guardate quel che trovate in cima alla schermata di Netflix.