Davanti alla spiaggia di Casuzze, il mare ha restituito circa settecentomila euro. Una scena che, da sola, poteva sembrare un episodio isolato, ma che invece si è trasformata nel punto di partenza di un'inchiesta complessa e inquietante, curata dal giornalista d'inchiesta Giuseppe Bascietto, impegnato da giorni a ricostruire cosa si nasconde dietro quel ritrovamento.
Secondo quanto emerge dalle fonti dell'indagine, il denaro era contenuto in borsoni gettati in acqua dagli uomini di un motoscafo maltese rimasto senza carburante. L'avaria ha costretto l'imbarcazione ad avvicinarsi alla costa, facendo emergere un'operazione che avrebbe dovuto restare invisibile. Da quel momento, la domanda centrale è diventata un'altra: se quei soldi erano destinati al pagamento di una partita di cocaina, chi avrebbe dovuto riceverli e dove si trovava la droga?
Bascietto, seguendo le tracce di questa domanda, ha spostato lo sguardo dal mare alle campagne di Santa Croce Camerina e Comiso, fino ad arrivare a Vittoria, dove l'inchiesta individua il possibile snodo tra la logistica del traffico e la sua trasformazione economica. Qui, la cocaina non sarebbe soltanto merce da nascondere o distribuire, ma valore da convertire in denaro, relazioni e potere. «Ogni partita ceduta produce un pagamento atteso, ogni pagamento può diventare credito, e ogni credito non saldato apre un rapporto destinato a durare anche quando la sostanza non c'è più», scrive Bascietto, delineando un sistema che trasforma la droga in debiti, beni e controllo economico.






