Lo stupefacente ritrovamento di centinaia anfore del II-I secolo avanti Cristo sul fondale di Mazara del Vallo, a quattro miglia dalla costa, di cui ha parlato giorni fa Helmut Failoni sulle pagine della Cultura, ci ha riportato simbolicamente al grande mistero del mare come pilone della nostra stessa identità nazionale. La Penisola è interamente circondata da un mare che prende vari nomi geografici ma è uniformemente ricco di Grande Storia e di piccole storie quotidiane, come dimostra la scoperta di quel relitto lungo 21 metri inabissatosi chissà quando e chissà perché.
L’archeologia subacquea italiana regala da decenni autentici tesori d’arte (basti pensare ai Bronzi di Riace) e idealmente ci consegna anche una chiave per comprendere l’immenso successo nostrano dell’«Odissea» di Christopher Nolan, con le sue location italianissime tutte legate al mare (Favignana, Aci Trezza, le Isole Eolie, il litorale di Ostia). Perché il nostro mare è perfetto per raccontare le gesta di Ulisse (anzi di Odìsseo, come puntualizza il grecista Daniele Ventre nella sua splendida edizione critica dell’«Odissea» edita da Ponte alle Grazie) e la sua continua sfida proprio ai flutti e alle tempeste che lo separano da Itaca.











