«Ciò che manca è la conversione del risparmio in capitale produttivo». Ne è convinto Marco Piccitto, managing Partner per il Mediterraneo di McKinsey & Company che con queste parole commenta la fase di forte divergenza patrimoniale tra le grandi economie (Usa-Cina-Europa) descritta nell’ultimo Global Balance Sheet di McKinsey.

L’Europa è davvero destinata alla stagnazione?

L’eurozona si trova in una condizione simile al decennio pre-pandemico: produttività ferma dal 2022, domanda debole, risparmio delle famiglie salito al 15,1% nel 2025 rispetto al 12,5% medio del decennio 2010-2019. Il paradosso è che il bilancio europeo appare complessivamente più in equilibrio di quello americano, con valori immobiliari e debito privato rientrati verso le medie storiche. Gli investimenti produttivi restano sotto i livelli pre-pandemici e sotto la media globale, e il divario di investimenti delle imprese europee rispetto agli Stati Uniti vale circa 700 miliardi di dollari. Colmarlo, con riforme per la competitività e con più coraggio da parte delle imprese nell’investire, cambierebbe la traiettoria; lasciarlo aperto significherebbe proseguire nella crescita limitata.

Il caso italiano: punto di forza o occasione mancata?