L’Europa rallenta, la guerra nel Golfo fa paura, la Banca centrale europea è pronta ad agire. Allo stesso tempo, il divario con gli Stati Uniti diventa strutturale. Jan Hatzius, capo economista globale di Goldman Sachs, traccia un quadro netto dell’economia mondiale, con particolare attenzione all’Ue. Tra le tensioni in Medio Oriente e le sfide produttive, il Vecchio Continente rischia di restare indietro. «L’impatto dell’intelligenza artificiale in America è già visibile, mentre in Europa la crescita potenziale scivola sotto l’1%», avverte Hatzius da Villa d’Este, dove lo incontriamo durante il Workshop Finanza 2026 del Teha Group. Il quale, a fronte di uno shock energetico profondo, vede due rialzi dei tassi d’interesse da parte di Francoforte consecutivi, ad aprile e giugno. Il disaccoppiamento macroeconomico dell’eurozona rispetto agli Stati Uniti sta assumendo caratteri strutturali a causa del conflitto in Iran, allargando il divario di produttività tra Washington e Bruxelles? «L’Europa registrerà una crescita inferiore rispetto agli Stati Uniti nel lungo periodo. La crescita della produttività americana ha subito un'accelerazione, superando un ritmo del 2% per ora lavorata. L'impatto dell'intelligenza artificiale inizia appena a manifestarsi. Si tratta di una base di partenza su cui possiamo costruire, portando la crescita della produttività a livelli ancora superiori, tra il 2,5% e il 3% per ora lavorata. Questo significa che la crescita potenziale del Pil negli Stati Uniti si attesterà in un intervallo compreso tra il 2,5% e il 3%, pur in presenza di un incremento assai debole della forza lavoro». Come si traduce? «La forza lavoro stessa risulterà debole sia per ragioni demografiche interne sia per il calo dell'immigrazione. Per l'area euro prevediamo valori molto inferiori, intorno all'1%. Nelle tre maggiori economie, ovvero Germania, Francia e Italia, le stime indicano tassi sotto l'1%, compresi tra lo 0,5% e lo 0,75%. I Paesi presentano sfide differenti, ma il risultato deriva da una combinazione di demografia debole, tassi di natalità inferiori, contrazione della popolazione in età lavorativa e scarsa crescita della produttività. Questo quadro non è del tutto correlato alle sfide attuali, legate alla disponibilità di energia e all'aumento dei prezzi energetici».