ROMA – E’ piena emergenza in Colombia per il violentissimo terremoto di magnitudo 7.4, che ha colpito la Paese il 10 agosto scorso, provocando la morte di 225 persone (finora accertate, ma ce ne sono ancora molte altre sotto le macerie) e la distruzioni di abitazioni e infrastrutture, soprattutto nella parte occidentale del Paese. Le autorità di governo si trovano adesso anche a dover affrontare il problema di come gestire le sorti di circa 2,84 milioni di immigrati venezuelani, fuggiti dopo il 3 gennaio scorso, a seguito del colpo di Stato di Trump (non si può definire diversamente) che fece arrestare Nicolás Maduro per sostituirlo al governo con la compiacente Delcy Rodríguez. Secondo i dati ufficiali aggiornati da Migración Colombia, la cifra delle persone fuggite dal Venezuela rappresenta la stragrande maggioranza della popolazione straniera nel Paese, rendendo la Colombia la nazione al mondo che ha accolto più migranti dal vicino Venezuela.

Gli interventi per l’emergenza. La Ong INTERSOS opera in Colombia per portare assistenza e protezione ai migranti, ai rifugiati e agli sfollati interni colpiti dal sisma, attraverso assistenza medica, con particolare attenzione alle donne in gravidanza o in fase di allattamento. Intanto, oltre 1,3 miliardi di dollari di aiuti internazionali stanno arrivando in Colombia dopo il sisma, proposte da organismi multilaterali per emergenza e ricostruzione. L’Unione Europea ha stanziato 2,1 milioni di euro per questa emergenza. Il sostegno dell’UE – si precisa in una nota da Bruxelles – è già operativo attraverso partner umanitari come la Croce Rossa tedesca, che ha già speso 100.000 euro provenienti da un progetto finanziato dall’UE per rispondere alle esigenze immediate di 2.500 famiglie colpite nei dipartimenti di Chocó e Valle del Cauca.