| 12 Agosto 2026 19:01 |
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(Adnkronos) – La Lombardia non è soltanto il ‘motore industriale’ d’Italia: “I dati dicono che oggi è la prima regione manifatturiera d’Europa”. Ma per mantenere questo primato servono innovazione, meno burocrazia e soprattutto una politica industriale europea capace di confrontarsi con Stati Uniti e Cina. È il quadro tracciato da Guido Guidesi, assessore allo Sviluppo economico della Regione Lombardia, che in un’intervista all’AdnKronos guarda con preoccupazione ai costi energetici, all’incertezza geopolitica e a una regolamentazione europea che, a suo giudizio, rischia di frenare la competitività delle imprese. Guidesi insiste sulla necessità di costruire alleanze con le altre grandi regioni industriali europee, dalla Baviera al Baden-Württemberg fino alla Catalogna, e rilancia il tema del decentramento come battaglia identitaria e politica della Lega. “Il vero avversario continua a essere il centralismo”, dice.
Assessore, la Lombardia viene spesso definita il motore industriale italiano. Ma oggi può essere considerata anche una delle grandi regioni manifatturiere d’Europa?
“Questo lo dicono i dati. La Lombardia oggi è la prima regione manifatturiera d’Europa. Il tentativo che stiamo facendo è quello di continuare a esserlo. Ci sono cose che dipendono da noi, anche nei cambiamenti che stiamo attuando. Le zone di innovazione e sviluppo sono uno strumento di pianificazione attraverso il quale la Regione sta indirizzando un percorso di medio-lungo termine, nel tentativo di consolidare i primati dal punto di vista industriale che abbiamo, spingendo però sull’innovazione. Parliamo di settori che si innovano e si rinnovano grazie al contesto, all’ecosistema in cui operano: la ricerca, il trasferimento tecnologico, le università, i centri di formazione, il credito e tutto ciò che viene messo a disposizione delle aziende. La Lombardia è una regione a livello europeo che, purtroppo, da una Commissione europea all’altra non ha ancora visto cambiare questo approccio. Noi abbiamo invece bisogno che, nella piena neutralità tecnologica, si consenta alle aziende di raggiungere gli obiettivi ambientali continuando però a essere competitive”.






