L'assessore allo Sviluppo Economico della Regione Lombardia: «Va calmierato il costo energetico che ha un problema interno a livello europeo». Sull'automotive: «l'industria è a rischio perché il quadro normativo europeo non è conforme né con il mercato né con la contingenza economica».
Il dibattito sulla necessità di rivedere i Trattati europei per cambiare le modalità decisionali delle istituzioni europee, passando dal voto all’unanimità a quello a maggioranza, viene giustificato con l’urgenza di prendere decisioni veloci. Nella recente riunione informale dei capi di governo (non tutti presenti) tenutasi ad Alden Biensen, in Belgio, si è tornati sull’argomento, ribadendo, a partire dal super ospite fisso Mario Draghi, che le difficoltà economiche dell’Europa, stretta tra Usa e Cina, impongono decisioni rapide. L’impressione che lascia questa inconcludente discussione è che l’obiettivo principale del superamento dell’unanimità non sia tanto quello di dare slancio al progetto europeo e di migliorarne l’efficienza, ma quello di escludere alcuni Paesi dal circuito decisionale. Soprattutto quelli non allineati completamente alle linee dettate da Berlino e Parigi e dai cosiddetti volenterosi. Su questo dibattito ingannevole, come dimostrano sondaggi ed elezioni in diversi Paesi, l’opinione pubblica europea non intende sintonizzarsi.







